Google e la blogosfera sono dei parassiti? Io penso di no

Leggevo pochi minuti fa un articolo di stalkked.com dal titolo Media Digitali: Google non è un parassita né lo è la blogosfera. L’articolo è interessante ed affronta un argomento particolarmente caldo in questo momento: il valore dei contenuti in rete  e la visibilità data dai motori di ricerca alle informazioni. In questo momento di crisi della stampa e dei media, l’attenzione è rivolta al mondo internet ed in particolare alla blogosfera e ai motori di ricerca, che vengono spesso definiti parassiti.Vi riporto un breve estratto dell’articolo che riassume quello che i media pensano della rete:

Qualcuno ha poi addirittura definito Google un parassita che trae un beneficio sproporzionato dai contenuti altrui, e ciò in particolare per quanto concerne il servizio Google News, il quale, unitamente a tutti gli altri aggregatori di contenuti online, non farebbe altro che sfruttare il lavoro di chi produce contenuti originali non offrendo nulla in cambio: qualcun’altro ha quindi richiesto contropartite economiche per i propri contenuti che finiscono in Google News, sostenendo che, per come stanno oggi le cose ed anche se il servizio genera traffico per i publishers, esso è l’unico a guadagnare nel rapporto con gli stessi, e questo nel tempo produrrà un decadimento della qualità dei contenuti in genere.

La “tesi del parassita” è stata inoltre ripresa da un editor del Wall Street Journal, Robert Thomson, il quale, come riporta un articolo di The Australian, ha sottolineato che le tutte le aziende che aggregano contenuti appartenenti ai mainstream media senza pagare un prezzo sono di fatto dei parassiti o, peggio, dei vermi solitari presenti nell’intestino di Internet, e che essi presto saranno sfidati. Secondo questa tesi, Google approfitterebbe dell’errata percezione comune che i contenuti Internet dovrebbero essere gratuiti, e la società non avrebbe perciò motivo di riconoscere il valore dei contenuti stessi. Ma pure i blogs sarebbero dei parassiti secondo Thomson, in quanto essi riverberano contenuti altrui a mò di camere d’eco e non creano niente di originale, e il loro cinismo nei confronti dei media tradizionali è pari solo al loro opportunismo nello sfruttare la qualità di questi ultimi.

Condivido pienamente quanto riportato nella parte finale dell’articolo:

Due giorni fa, anche l’Associated Press ha dichiarato (nuovamente) guerra ad (una parte di) Internet minacciando azioni legali contro siti web e motori di ricerca, ed in proposito vi consiglio di leggere l’ottimo articolo linkato di VentureBeat.

Ieri, invece, durante una conferenza della Newspaper Association of America, Eric Schmidt, ribadendo che il servizio Google News rispetta la legge, ha precisato che esso genera un enorme ammontare di traffico per i mainstream media coperti, i quali rappresentano le fonti informative privilegiate dal servizio stesso. Quanto al motore di ricerca, però, egli ha ricordato che i suoi algoritmi di ranking sono estremamente complessi nonché neutrali nei confronti dei contenuti Internet, e che tali devono rimanere nella loro evoluzione costante, pena una inaffidabilità algoritmica che finirebbe per penalizzare enormemente il motore stesso. Schmidt ha inoltre aggiunto che è tecnologicamente semplicissimo per chiunque non farsi indicizzare né dal servizio Google News né dal motore di ricerca Google utilizzando i files robots.txt, ma che nonostante ciò quasi nessun media ha optato per questa soluzione (c’è altresì un articolo del Google Public Policy Blog che evidenzia questo fatto “rispondendo” ad Associated Press).

La verità è che Google non è affatto un parassita, né lo sono gli aggregatori di contenuti in genere, ed ancora meno lo è la stragrande maggioranza dei blogs.

Condivido. Io non penso che blog e motori di ricerca siano parassiti. Penso che le persone hanno sempre più bisogno di informazioni, e l’unica fonte di informazione valida, neutra, e pensata, è quella gratuita, quella distribuita, quella condivisa e ri-pubblicata. E’ quella proveniente dalla persone e non dai media che dell’informazione ne fanno il loro principale Business. Io non so voi, ma io ho fame di informazione, e voglio un informazione democratica, come quella di internet.

Per leggere l’articolo integrale potete cliccare qui.

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